I punti di vista sul vino biologico

Ho avuto uno scambio di vedute e di punti di vista con i miei compagni di viaggio su twitter, parlando del vino biologico. La discussione è nata parlando delle manifestazioni dedicate al biologico e al biodinamico che si affiancano a quelle nazionalmente più conosciute come il Vinitaly, per esempio.

Questi personaggi sono legati al mondo del vino a doppio filo, essendo loro dei veri esperti e dei veri appassionati da anni, come Stefano Caffarri che scrive su Appunti di Gola, Vittorio Rusinà (alias tirebouchon), Davide Cocco di Studiocru e Luca Ferraro dell’azienda Bele Casel e da loro io posso solo che imparare ed ascoltare.

Dalle batture di twitter, ho come avuto conferma di quanto già immaginavo che molte persone potevano pensare sul vino biologico:

il primo è che il vino biologico è un prodotto di nicchia, dato che vi sono numerose e sempre più crescenti manifestazioni che vengono svolte in Italia e anche in Europa e questo fa un po’ storcere il naso a chi beve vino “normale” (o non bio, per intenderci) perchè vedono quelli del bio come persone “che se la menano” perchè bevono un prodotto alternativo (un’altra espressione non mi veniva, pardon)

il secondo punto di vista è quello di molte persone che pensano che i produttori di vino biologico lo producano talmente in modo naturale o “come si faceva una volta” da prendere l’uva, pestarla coi piedi ed imbottigliare senza badare alla qualità finale, una robaccia insomma.

Ebbene, in alcuni casi questi pareri possono essere azzeccati, ma sono solo gli estremi del mondo del vino biologico, se di mondo a parte si può parlare, perchè io vedo il mondo del vino e null’altro.

Come anche confermatomi dai miei compagni twitteriani, ci sono produzioni che sono eccellenti, un vino biologico o biodinamico non è per forza acqua sporca o vino annacquato, anzi. E le mie recensioni su questo blog, seppur umili e magari strampalate, ne sono la conferma. Io stesso mi sorprendo di quanto molte cantine puntino sulla qualità, oltre a fare una scelta etica e salutare per il loro prodotto, il loro territorio ed i loro clienti non impiegando sostanza non ammesse dal disciplinare del biologico.

Ed è proprio in questi giorni che la Bele Casel ha annunciato che il prossimo anno dedicherà 7 degli 11 ettari di vigna alla coltivazione bio. Andrò a conoscere quest’azienda che produce orgogliosamente diversi tipi di Prosecco a fine ottobre.

Per quanto riguarda il pensiero del prodotto di nicchia, beh, vi lascio un pensiero di tirebouchon: “spero che tutte le etichette che ho in cantina un giorno diventino biologiche”.

Lasciatemi i vostri commenti.

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